Dietro un cestino c’è una città da organizzare

È uno degli oggetti più semplici dello spazio pubblico. Lo troviamo sui marciapiedi, nelle piazze, davanti alle scuole e alle fermate degli autobus. Eppure decidere quanti cestini servono in una città e dove collocarli è meno banale di quanto possa sembrare.

Il numero, da solo, non basta. Un cestino deve trovarsi dove serve, avere una capacità adeguata ed essere svuotato con una frequenza coerente con il suo utilizzo. E soprattutto deve fare i conti con una città che non viene vissuta nello stesso modo ovunque e in ogni momento: cambiano i flussi pedonali, la presenza di attività commerciali, gli orari, gli eventi, le stagioni e, nelle città d’arte, cambia soprattutto il numero dei visitatori.

Anche gli studi sul comportamento urbano mostrano che disponibilità e collocazione dei cestini possono influenzare la propensione ad abbandonare piccoli rifiuti, ma che non esiste una soluzione valida per ogni contesto. Il problema, quindi, non è semplicemente mettere più cestini, ma costruire una rete coerente con il modo in cui lo spazio pubblico viene realmente utilizzato.

È una questione particolarmente evidente nelle città turistiche. Nel cuore monumentale di Firenze, per esempio, la pressione sul servizio è molto diversa da quella di un normale quartiere residenziale. Nell’area del Castrum è presente mediamente un cestino ogni 75 metri e vengono effettuati circa 365.000 svuotamenti all’anno, pari a una media di 38 alla settimana per ciascuna postazione. Attraverso i cestini del centro monumentale vengono raccolte ogni anno circa 2.200 tonnellate di rifiuti.

Proprio in queste settimane Comune di Firenze e Plures stanno potenziando la rete dell’area monumentale. Al termine di questa prima fase, i cestini nel Castrum passeranno da 185 a circa 245, con un incremento di oltre il 30%. Alle nuove installazioni si aggiunge infatti il recupero dei cestini sostituiti ancora in buone condizioni, che vengono restaurati e ricollocati nell’area.

È soltanto un primo passo. L’indirizzo dell’Amministrazione comunale è arrivare progressivamente al raddoppio della dotazione dei cestini nel centro storico, adeguando la rete alla pressione esercitata ogni giorno da residenti, lavoratori e visitatori. Un obiettivo che richiede non soltanto nuove attrezzature, ma una progettazione capace di individuare dove l’incremento sia effettivamente necessario.

Il progetto del centro si inserisce in un lavoro più ampio. Sull’intero territorio comunale sono presenti oggi 4.797 cestini e il piano predisposto da Comune e Plures punta a riequilibrarne progressivamente la distribuzione sulla base dell’effettivo fabbisogno delle diverse zone: flussi pedonali, luoghi maggiormente frequentati, presenza di attività commerciali, scuole, strutture sanitarie, aree verdi e punti di aggregazione.

Così un oggetto apparentemente elementare comincia ad assomigliare a una piccola infrastruttura urbana. Una rete di cestini non si progetta soltanto contando le attrezzature, ma osservando come viene utilizzata la città. Una piazza attraversata ogni giorno da migliaia di turisti ha esigenze diverse da una strada residenziale; una zona della vita notturna presenta picchi differenti da un’area scolastica; una postazione può richiedere numerosi svuotamenti nella stessa giornata mentre un’altra, a poche centinaia di metri, può avere necessità completamente diverse.

La sfida è quindi mettere insieme numero, posizione, capacità e frequenze di svuotamento, adattando il servizio ai flussi reali. A Firenze l’aumento dei cestini nel cuore monumentale rappresenta la parte più visibile di questo processo. Dietro, però, c’è un lavoro meno evidente: capire dove servono davvero e organizzare tutto il resto di conseguenza.

Approfondimenti

Environmental Psychology Research - Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 su 44 studi: posizione, distanza, accessibilità e visibilità dei cestini incidono sul loro utilizzo

Legambiente: Park Litter 2025 - Un'indagine nazionale sulla dispersione dei rifiuti nei parchi urbani